Il mercato della progettazione è spinto dal Codice Appalti, ma contemporaneamente frenato dalla mancata riforma del Catasto

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Le novità politiche degli ultimi mesi hanno esercitato una spinta opposta nello sviluppo del mercato della progettazione, dell’edilizia e quindi dell’immobiliare. Da una parte il Codice degli Appalti contenuto nel Decreto Legislativo 50/2016 ha liberato il mercato da vincoli e zavorre che lo hanno frenato negli ultimi anni, dall’altra la mancata riforma del Catasto ha ignorato ancora una volta l’indubbia necessità di mettere mano a una materia regolata da norme anacronistiche e criteri contrari a equità e buon senso.

Partiamo dalle novità positive legate al nuovo Codice degli Appalti entrato in vigore nel maggio 2016 con 220 articoli (1.354 commi, 743 lettere e 32 sottopunti) e 25 allegati che sarà modificato proprio in queste giorni con 3 specifiche correttive. In questo anno di vita del Codice Appalti il mercato della progettazione ha palesato una netta crescita rispetto agli stessi mesi dell’anno precedente: +37,3% in numero e +64% in valore. In termini assoluti nei mesi post decreto 50/2016 da maggio 2016 a marzo 2017 si sono raggiunti i 365 milioni di euro contro i 223 milioni degli stessi mesi 2015/16. Si tratta di un dato molto contenuto se lo confrontiamo con altri paesi europei, infatti l’Italia vale solo il 2,9% del mercato comunitario, ma è comunque un buon segnale di ripresa. Sulla base dei dati forniti dall’Osservatorio OICE/Informatel le gare per servizi di sola progettazione pubblicate nel primo trimestre 2017 sono state 803 per un valore complessivo di 92,4 milioni di euro. Se confrontiamo questo dato con il primo trimestre del 2016 il numero cresce del 39,2% e il valore dell’82,6%. Le gare di servizi per sola progettazione rilevate nel mese di marzo 2017 sono state 335 per un importo di 34,2 milioni di euro, con un incremento del 108,1% rispetto al marzo 2016. Se consideriamo invece tutte le gare d’appalto, non solo quelle riservate ai servizi di progettazione, la crescita rispetto al marzo 2016 è stata dell’86,1% in numero e del 34,1% in valore: nel marzo 2017 infatti le gare d’appalto hanno cumulato un importo complessivo di 84,1 milioni di euro. Le gare italiane pubblicate sulla Gazzetta Comunitaria sono passate dalle 93 unità del primo trimestre del 2016 alle 162 del trimestre appena trascorso con una crescita del 74,2%. Nell’insieme dei paesi dell’Unione Europea il numero dei bandi presenta, nello stesso periodo, una crescita del 19,2%. Nonostante questa grande differenza di crescita l’incidenza del nostro paese continua ad attestarsi su un modesto +2,9%, un dato di gran lunga inferiore rispetto a quello di paesi di paragonabile rilevanza economica come la Francia (+30,4%) e la Germania (+20,4%).
A proposito di questa tendenza è intervenuto Gabriele Scicolone presidente dell’OICE: <I dati del primo trimestre confermano la soddisfazione espressa nei mesi scorsi poichè al leggero miglioramento della situazione economica generale si è sommato l’effetto di modifiche legislative come il Codice degli Appalti che ha ridonato la giusta importanza alla progettazione e quindi alla qualità e alla certezza del costruito. Adesso occorre fare molta attenzione e non compiere passi indietro. Ci preoccupano in questo senso alcuni passaggi del parere del Consiglio di Stato sul decreto correttivo del Codice che fanno riferimento per esempio alla necessità di ripristinare la priorità alla progettazione svolta all’interno della Pubblica Amministrazione. Forse per restituire ai tecnici interni quel 2% di incentivo sulla progettazione che saggiamente il Legislatore aveva abrogato dopo tanti anni. Sono questi segnali di una pericolosa marcia indietro che significherebbe non voler prendere atto che i cambiamenti tecnologici nella prestazione di servizi di ingegneria e architettura rendono antieconomico e obsoleto non soltanto progettare, ma anche dirigere i lavori senza la dovuta preparazione ed aggiornamento>.
A proposito di “progettazioni” apriamo una piccola parentesi su un’eccellenza italiana apprezzata, come spesso accade, più all’estero che in patria, a testimonianza del discorso appena fatto legato agli appalti. Si tratta di Casa Habitech, l’edificio prefabbricato in legno realizzato appunto da Habitech e dai suoi partner a completamento del progetto finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico Made in Italy Industria 2015. Casa Habitech, inaugurata in Brasile, nello stato di Santa Catarina, rappresenta la filiera trentina delle costruzioni in legno ad alte prestazioni. L’edificio monopiano di 200 mq è completamente equipaggiato dal punto di vista impiantistico e provvisto di fonti rinnovabili, montato in soli 13 giorni da squadre di montatori trentini. Il presidente di Habitech Marco Pedri spiega: <Si tratta di un modello di edificio ecosostenibile, performante e di alta qualità che mostra il grande impegno e l’innovazione nel campo degli edifici in legno che ha origine proprio dal Trentino>. Aziende come Habitech proliferano nel campo della progettazione Made in Italy, a questo punto viene da chiedersi perchè società come questa hanno più facilità ad ottenere appalti all’estero piuttosto che in Italia? Invece di darci un’inutile risposta sarebbe bene che le istituzioni politiche portassero avanti decreti come il recente Codice degli Appalti di cui abbiamo appena parlato, invece che continuare a mettere i “bastoni tra le ruote” nello sviluppo dell’edilizia e della progettazione.
E a proposito di “bastoni tra le ruote” veniamo alla seconda parte della nostra periodica analisi, quella legata cioè alla mancata riforma del Catasto, vera nota dolente dell’ultimo periodo. In pratica il “freno” del quale parlavamo nell’introduzione, in netto contrasto con la crescita proposta dal nuovo Codice degli Appalti. La presentazione del Documento di Economia e Finanza 2017 infatti ha certificato che la riforma del catasto rimarrà una delle grandi incompiute dell’attuale legislatura. Era di fatto impossibile che un provvedimento già abortito nel biennio 2013-14 potesse essere riproposto in modo incisivo dal Governo a pochi mesi da tornate elettorali così attese. Dunque, nonostante le palesi necessità di riforma, a prevalere è stata ancora una volta la ricerca di consenso e la volontà di lasciare il problema in eredità all’Esecutivo che verrà. Che mancasse realmente la volontà di portare a termine il percorso si era capito fin dalle prime battute, quando la riforma era stata vincolata all’invarianza del gettito fiscale diretto e indiretto. Già così si era vanificato l’interessante lavoro fatto sui parametri di determinazione delle rendite catastali: su tutti la sostituzione del numero dei vani dell’abitazione con i metri quadrati, ma anche l’apertura al valore di mercato dell’immobile, alla qualità del contesto territoriale in cui si trova e ai servizi di cui dispone. Il destino della riforma era dunque già segnato, al pari di quello di altre leggi che avrebbero riguardato le unità immobiliari dei cittadini e che sono state puntualmente messe da parte. Non ci resta che aspettare il prossimo Governo sperando che finalmente la riforma del catasto prenda corpo e che un’altra pesante zavorra venga tolta dalla prospettiva di crescita del mercato immobiliare ed edilizio.

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