IL MERCATO IMMOBILIARE TRASCINA L’EUROPA FUORI DALLA CRISI

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È tempo di bilanci per il mercato immobiliare. L’agenzia delle Entrate ha diramato i dati sulle compravendite dei primi nove mesi del 2017 e la crescita, seppure rallentata, è confermata. Dal lato delle transazioni si conferma l’uscita dalla crisi. I dati resi pubblici dall’Agenzia delle Entrate evidenziano, nei primi nove mesi del 2017, un incremento del 4,5% rispetto allo stesso semestre dell’anno scorso. A livello geografico i comuni del Sud e delle Isole (+5,0 %) corrono più dei comuni del Centro (+ 4,0%) e del Nord (+4,5%). Un trend trainato soprattutto dalla diminuzione dei prezzi e dai mutui più accessibili; si conferma il ritorno all’acquisto sia come prima casa sia come investimento. Dal 33% d’inizio anno si è passati al 46% di fine novembre. Perdono decisamente terreno rispetto al 59,5% del primo trimestre i mutui per sostituzione e surroga, pur attestandosi attorno al 45,4% del mercato. Nel dettaglio, il 77,2% degli italiani continua a preferire il tasso fisso, forma di mutuo maggiormente erogata rispetto al 19,5% del tasso variabile. Il 31,7% dei mutui erogati è ventennale, ancora in graduale aumento dall’inizio dell’anno. In leggera crescita anche l’importo medio degli erogati (123,597 euro. Per quanto riguarda i finanziamenti infine, il 46,8% è stato erogato a persone di età compresa tra i 36 e i 45 anni, mentre il 38,2% per una classe di reddito tra i 1500 e i 2000 euro. Il 45,8% dei mutui vengono erogati al Nord, seguono il Centro (37%), il Sud (11,8%) e le isole (5,4%).  A commento di questi dati arrivano anche le parole di Fabiana Megliola, responsabile ufficio studi Tecnocasa: “Questi numeri  sembrano confortare la previsione che, per tutto il 2017, le transazioni chiuderanno intorno a 550 mila. I prezzi ormai sono vicini alla stabilità, con realtà che potranno chiudere il 2017 già in territorio positivo”. Il mercato immobiliare va quindi a inserirsi in un contesto di cresciuta globale che non riguarda solamente l’Italia, ma l’Europa intera. Per la prima volta dalla crisi finanziaria globale del 2007-2009, il sistema economico del Vecchio Continente sembra infatti abbastanza solido e non sembrerebbe più necessario un massiccio sostegno da parte della Banca Centrale Europea. L’azionario europeo nel 2018 sembra essere ben posizionato per un altro anno di crescita, considerata la dinamica dei profitti societari ancora al di sotto dei loro precedenti livelli e le valutazioni che a novembre 2017 appaiono interessanti dato il contesto economico più promettente. Dietro a queste rosee prospettive per le principali economie europee vi è una combinazione di fattori, tra cui i consumi domestici solidi, la fine dell’austerity fiscale e le condizioni del credito in miglioramento. L’inflazione è rimasta bassa ma ci si aspetta un possibile rialzo nel momento in cui la crescita si farà più sostenuta.I mercati si stanno adeguando a un nuovo contesto di politica monetaria e i fondamentali sottostanti di utili societari e di valutazioni azionarie sembrano di sostegno per le azioni europee. Rispetto agli Stati Uniti, dove i profitti societari hanno già superato i loro picchi pre-crisi, gli utili societari europei sono rimasti più deboli. Secondo i dati elaborati da FactSet, gli utili delle società europee erano al 30 settembre 2017 poco sopra la metà rispetto ai loro picchi degli anni pre-crisi, con ampio spazio per un ulteriore recupero. Dato che l’inflazione inizia a crescere, è stimabile che gli utili per azione, particolarmente per i settori più ciclici del mercato, seguiranno tale crescita nei prossimi anni.

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