PRESSIONE FISCALE, ECCO QUALCHE DRITTA PER ALLEGGERIRNE IL PESO

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Si attesta al 48,3% la pressione fiscale che pesa sui contribuenti italiani. A renderlo noto l’Ufficio Studi della Cgia di Mestre. Si tratta di 6,1 punti in più rispetto a quella ufficiale. E sebbene sia in calo dal 2014, viene sottolineato che la soglia raggiunta quest’anno rimane ancora ingiustificatamente elevata.L’Ufficio studi della Cgia è giunto a questo livello (48,3 per cento) ricordando che il nostro Pil nazionale include anche l’economia non osservata riconducibile alle attività irregolari che, non essendo conosciute al fisco, almeno in linea teorica non versano né tasse, né imposte e né contributi.

Secondo l’Istat nel 2015 l’economia non osservata ammontava a 207,5 miliardi di € (pari al 12,6 per cento del Pil); di questi, quasi 190,5 miliardi erano attribuibili al sommerso economico e gli altri 17 alle attività illegali. In questa metodologia di calcolo, comunque, non viene inclusa tutta l’economia criminale, ma solo quelle attività che si consumano attraverso uno scambio volontario tra soggetti economici. Per gli anni 2016, 2017 e 2018 l’Ufficio studi della Cgia ha ipotizzato che il sommerso economico e le attività illegali incidano sul Pil nella stessa misura del 2015 (ultimo anno in cui il dato è disponibile).

Ricordando che la pressione fiscale ufficiale è data dal rapporto tra le entrate fiscali/contributive e il Pil prodotto in un anno, nel 2018 questa è destinata a scendere al 42,2 per cento. Ma, se togliamo dalla ricchezza prodotta la quota addebitabile al sommerso economico e alle attività illegali che, almeno in linea teorica, non producono nessun gettito per l’erario, il Pil diminuisce (quindi si riduce il denominatore), facendo aumentare il risultato che emerge dal rapporto.Di conseguenza, la pressione fiscale “reale” che grava su lavoratori dipendenti, sugli autonomi, sui pensionati e sulle imprese che pagano correttamente le tasse è superiore a quella ufficiale di 6,1 punti: per l’anno in corso è destinata ad attestarsi al 48,3 per cento. La buona notizia è che questa è comunque un dato in calo rispetto agli anni precedenti.

E a proposito di tasse veniamo ora alle buone notizie.

Avete dimenticato di inserire una spesa detraibile dall’Irpef nell’ultima dichiarazione dei redditi? Nell’anno fiscale precedente non avevate reddito sufficiente per detrarre le spese, ma ora potreste farlo? Niente paura, è possibile recuperare, almeno in alcuni casi.

Innanzitutto va detto che se la “dimenticanza” o l’impossibilità di detrarre vanno troppo in là nel tempo, quindi parliamo di diversi anni prima dell’anno di imposta, il recupero non è possibile. È possibile, però, per l’anno precedente. Ad esempio, nel 2018 si può richiedere la detrazione di una spesa effettuata nel 2017 (nel caso dei bonus, questi verranno erogati sotto forma di credito di imposta in diversi anni successivi).

Tuttavia, se nella dichiarazione dei redditi relativa al 2017 (ed effettuata entro giugno 2018) si è dimenticato qualcosa, è possibile recuperare presentando, entro il 25 ottobre 2018, un modello 730 integrativo (in particolare un modello cosiddetto “a favore” o di tipo 1).

Quali sono le detrazioni fiscali per il 2018? Oltre a quelle legate all’edilizia e alle ristrutturazioni,le altre spese detraibilial 19% dell’Irpefdal quadro E del modello 730/2018 sono le seguenti:

  • spese sanitarie, comprese quelle per l’acquisto di alimenti specialiesclusi quelli destinati ai lattanti
  • spese di istruzioneentro un limite innalzato di 717 €
  • spese sostenute dagli studenti universitari fuori sedenon superiori a 2.633 €, requisito della distanza ridotto a 50 chilometri per gli studenti residenti in zone di montagna o disagiate
  • erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici
  • spese funebri fino a 1550 €
  • spese per asilinido
  • contributi detraibiliversati alle società di mutuo soccorso
  • erogazioni liberali effettuate alle Onlus, alle associazioni di promozione sociale, alle fondazioni e associazioni riconosciute aventi per scopo statutario la tutela, promozione e la valorizzazione dei beni di interesse artistico, storico e paesaggistico e alle fondazioni e associazioni aventi per scopo statutario lo svolgimento o la promozione di attività di ricerca scientifica
  • le spese veterinarie
  • gli interessi passivi sui mutui in corso
  • premi assicurativi
  • contributi previdenziali e assistenziali
  • i contributi versati per lavoratori domestici
  • i contributi versati alla previdenza complementare
  • i contributi versati a enti o casse aventi fine assistenziale

Tra le detrazioni edilizie, ricordiamo

  • misure antisismiche, su edifici compresi nelle zone sismiche ad alta pericolosità
  • interventi recupero edilizio
  • acquisto mobili e grandi elettrodomestici
  • interventi risparmio energetico edifici
  • riqualificazione energetica di parti comuniedifici condominiali
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